Crescita spirituale: superare l’attaccamento

La crescita spirituale dona una lunga serie di frutti, che cambiano gradualmente e migliorano la vita di chi ha voluto impegnarsi nella propria evoluzione personale. Procedendo lungo il cammino spirituale, si otterranno molti benefici, ne abbiamo parlato nell’introduzione ai doni dello spirito. Uno dei più chiari segnali di miglioramento, nella propria crescita spirituale, è superare l’attaccamento. È un dono prezioso, senza il quale non è possibile riuscire ad essere veramente felici e liberi.

Cosa non è l’attaccamento

Per non fare confusione con altri termini simili e con le credenze popolari, iniziamo a definire con chiarezza cosa non è l’attaccamento.

  • Non è la mancanza di interesse nelle cose materiali;
  • Non è la mancanza di desideri fisici o emotivi;
  • Non è l’assenza di fini o mete;
  • Non è un modo di ignorare la propria natura fisica, emotiva e mentale;
  • Non è una forma di esilio dalla vita quotidiana e sociale;
  • Non è indifferenza al piacere, al dolore, agli altri;
  • Inoltre in questo contesto, non si parla dell’attaccamento psicologico (come trattato da Bowlby). Quello è un concetto teorico differente.

Cos’è l’attaccamento

L’attaccamento può essere definito come una forma ossessiva, della sfera mentale o emotiva, che porta a creare dei legami viscerali verso degli oggetti o persone, che vengono quindi caricati di un grande desiderio e/o importanza. Il desiderio e l’importanza che vengono attribuite a questi oggetti, eventi o persone è molto elevata, diventa fondamentale, non possiamo farne a meno, non possiamo perdere l’oggetto di questo legame. L’energia che ci lega all’oggetto del nostro attaccamento è molto densa, viscerale; è una corda energetica che non ci lascia, nemmeno quando l’oggetto del nostro desiderio viene meno.

Si crea quindi un rapporto di dipendenza dove i pensieri non sono più leggeri, ma cupi, dove i sentimenti non sono più aperti e leggeri, ma solidi e pesanti. Così l’attrazione diventa cupidigia, il desiderio diventa brama, la paura di perdere l’oggetto, status, evento, persona, diventa gelosia, diventa ansia, paura. Se pensiamo di vivere senza l’oggetto del nostro attaccamento, di esserne privati, iniziano ad emergere sensazioni e pensieri sempre più spiacevoli e dolorosi.

L’attaccamento maggiore lo proviamo verso oggetti, persone, simboli ed eventi che si legano profondamente alla nostra identità. In quei casi non perdiamo solo qualcosa o qualcuno, ma anche un pezzo di noi stessi.

Perché l’attaccamento è dannoso?

La paura di perdere qualcosa o qualcuno, si insinua nel rapporto con quell’oggetto o persona e lentamente avvelena ogni istante. Quando siamo lontani dall’oggetto bramato, sentiamo il morso della distanza, quando siamo vicino immaginiamo il momento in cui dovremo separarcene. Se si tratta di una persona, faremo il possibile per tenerla sempre accanto, mettendo in atto (anche non volendo) delle manipolazioni e limitazioni alla sua libertà. Lui o lei, vedendoci stare male in sua assenza dovrà scegliere se allontanarsi e farci stare male, o restare un po’ di più (facendo male a se stesso/a). Nel primo caso si sentirà in colpa, nel secondo caso, danneggiandosi, prima o poi coverà rancore.

Ogni rapporto, sia con cose, oggetti, situazioni, è nutrito dalle energie che investiamo in esso. Non solo da quante energie investiamo, anche dal “tipo” di energie.

Amore ad alta frequenza

L’amore spensierato e leggero, che non teme il futuro e non pensa al passato, è fatto di energia ad alta frequenza, non di pensieri ossessivi o di gelosia. Avere un’oggetto che desideriamo, ci può far stare bene. Ma la brama ci può far pensare che gli altri lo vogliano rubare, che potremmo romperlo e ne saremmo privati, che nell’usarlo si potrebbe rovinare, che grazie a quell’oggetto siamo migliori, che non possiamo farne a meno.

Diventiamo quindi schiavi di quella persona, di quell’oggetto, di quel titolo o status, senza il quale avremmo una perdita incommensurabile, da evitare ad ogni costo.
L’attaccamento così ci crea una catena che ci tiene prigionieri del nostro oggetto, che crea pensieri ed emozioni a bassa frequenza che intossicano e avvelenano la nostra vita e la relazione o la situazione.

Le energie dense che emettiamo durante l’attaccamento ci privano di forza vitale. Oltre ad intossicare noi stessi e gli altri, provare attaccamento è un grande dispendio di energia. Quelle forti emozioni che ci avvolgono, quelle strette al cuore, quella grande potenza di emozioni, sono tutte alimentate dall’energia vitale. Non c’è da stupirsi quindi di come ci si sente privi di vita, depressi e fiacchi, dopo aver provato forti emozioni di attaccamento.

Vivere senza attaccamento

Senza provare attaccamento ci si può godere ogni piacere fisico, si può vivere ogni emozione, si può essere presenti in ogni rapporto umano e viverlo nel modo più vero e pieno. Non essere più schiavi, non perdere la nostra liberta o limitare la libertà dell’altra altrui. Senza dipendere da qualche oggetto materiale, situazione, titolo, onorificenza, posizione sociale o lavorativa.

Nel vivere sia i piaceri fisici, che emotivi e razionali, non avremo meno interesse, anzi sarà maggiore. Perché non saremmo distratti dal passato o preoccupati da quello che potrebbe succedere in futuro, ma ogni nostra energia sarà diretta in quel momento.

Non ameremo di meno, ma di più. Perché il nostro cuore non sarà ingolfato dalla gelosia, dalle paure sul domani, dal rancore per il passato. Tutto il nostro cuore sarà nella realtà, attento e concentrato su quello che sta accadendo. Leggero e aperto. Senza alcuna paura non c’è alcun bisogno di difendersi, quello che non ci può ferire non ci può nemmeno spaventare. I nostri pensieri saranno più costruttivi, perché non saremo vittima di quei filtri mentali che si attivano quando chiudiamo la nostra ragione dentro i vincoli delle nostre paure o preoccupazioni.

Un passo alla volta

Effettuare il primo passo della crescita spirtuale e superare l’attaccamento in un solo giorno è molto raro. Solitamente è un percorso con traguardi più piccoli. Non bisogna essere sorpresi del fatto che avvenga un poco alla volta, che l’attaccamento inizi a diminuire di intensità, giorno dopo giorno, mese dopo mese, fino a scomparire.
Non bisogna nemmeno essere sopresi in alcune aree della vita le cose migliorano e in altre l’attaccamento non diminuisce affatto. In quei casi basta meditare sugli aspetti in cui, in quelle aree ostinate, l’attaccamento è legato alla nostra identità personale e all’ego.

Un dottore in pensione potrebbe provare molto attaccamento al titolo di “Dottore”. Se venisse radiato dall’albo, potrebbe manifestare stati depressivi, anche il solo pensarlo potrebbe dargli angoscia. Perché quel titolo è legato alla sua identità, lui non è una persona che di lavoro ha fatto il medico, lui “è” un dottore. Questo significa che se gli venisse tolto il titolo, la sua identità verrebbe minacciata, scossa, e nei casi peggiori quasi annientata. Se sei quello che fai, una volta che non lo fai più, “non sei” più.

Conclusioni

Il primo, fondamentale, passo della crescia spirituale è superare l’attaccamento. Ci rende liberi di vivere tutto quello che ci fa stare bene senza che si trasformi in una prigione, senza avvelenare le cose e persone a cui teniamo di più con energie dense e pesanti di gelosia, paura, angoscia, rabbia, ansia, bisogno.
Una persona, situazione, evento, oggetto, ci rende molto felici. Senza non siamo più felici. Diventa compito di quell’oggetto renderci felici, ne abbiamo bisogno per essere felici, per avere valore, per essere sicuri di noi stessi, per dare un senso alla nostra vita.
Ci serve, è necessario.

Liberarsi dal bisogno

Il bisogno ci rende schiavi e distrugge ogni cosa che tocca, la erode lentamente fino a che le nostre energie non ci hanno trasformato nella brutta copia di noi stessi. La paura di perdere l’oggetto delle nostre brame è proprio quella che ce lo farà perdere, perché quelle energie di bassa frequenza con la loro pesantezza, divorano ogni cosa e perché noi smettiamo di essere noi stessi. La paura ci porta a voler controllare la situazione, la persona o l’oggetto, ci porta a perdere fiducia in noi, negli altri, nella persona o situazione teatro di attaccamento.  Più siamo attaccati, più diventiamo bisognosi, irritabili, controllanti, manipolatori, cupi, ansiosi, insicuri. E più scendiamo in quel registro energetico, più rovineremo la situazione, il rapporto ed il nostro benessere interiore.

Come abbandonare l’attaccamento

Pochi sono i doni dello spirito più importanti di questo e se non ci si libera da questo fardello, poche destinazioni potranno essere raggiunte.
Il primo passo è comprendere la nostra vera natura, la natura degli altri e del mondo.
Il secondo passo è farne esperienza. Perché non basta leggere un libro per apprendere davvero e metabolizzare completamente certi concetti. Vivendo e facendo esperienza della propria natura di luce, si potranno affrontare i gradini necessari per vedere la vera realtà delle cose.

Quando la strada spirituale verrà percorsa, vissuta in prima persona e verrà vista, un pezzetto alla volta; l’attaccamento non avrà più modo di esistere, scomparirà come la notte scompare gradualmente quando sorge il sole. Potrà restare certo, qualche punto in ombra, su quelli si dovrà far luce con buona intenzione.

Il cammino spirituale non può essere operato sui libri, non basta leggere e ragionare sull’identificazione, sull’io osservatore, sulla presenza, sul giudizio, sull’impermanenza, sul risveglio; è necessario farne esperienza e vederlo, quello che si vede non potrà più essere dimenticato o messo in dubbio, quello che si esperisce, verrà appreso e diventerà verità.

L’attaccamento non si può superare convincendosi di qualche teoria o dogma, si supera come conseguenza dello sviluppo della propria anima: è un dono, un frutto che si raccoglie quando l’albero è pronto. Con un giusto cammino spirituale i frutti verranno da soli.


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