Guarire l’attaccamento per vivere l’amore

L’attaccamento è un legame ossessivo da guarire che viene creato tra l’Ego e oggetti, eventi, situazioni, persone e impedisce di vivere pienamente l’amore. Chi si trova in uno stato di attaccamento vive il legame con sofferenza, con bramosia e pesantezza; quel legame così forte e denso, lo tiene in uno stato di schiavitù e dipendenza. Procedendo nel cammino di crescita spirituale, questo legame viene indebolito, passo dopo passo, fino a sciogliersi completamente.

Chi ha sciolto i legami di dipendenza dall’attaccamento può scegliere di vivere ogni piacere fisico, emotivo e mentale; può intraprendere le relazioni che desidera, non si priva quindi delle situazioni, eventi che in precedenza lo avevano tenuto in scacco. Può scegliere di viverle proprio perché, superato l’attaccamento, ora può scegliere di non viverle. Il modo di praticare questa realtà senza attaccamento, ovviamente è differente.

Il dono della guarigione

Guarire l’attaccamento per vivere pienamente l’amore è una conseguenza dell’avanzamento nel cammino spirituale. Più si procede e più verranno assottigliati i legami ossessivi e ipnotici con gli oggetti di questo piano di realtà. Sciogliere i legami di attaccamento è uno dei doni che si ricevono con il cammino spirituale, alcuni aspetti dell’evoluzione persone, con il loro continuo avanzamento, portano come diretta conseguenza l’indebolimento dell’attaccamento.

Questo è il motivo per cui si utilizza proprio l’attaccamento come metro di misura per monitorare i propri progressi. Quando l’oggetto, persona, evento del nostro attaccamento si allontana, si perde, sparisce (o minaccia di farlo), si prova una reazione emotiva che ci fornisce chiaramente il peso, la forza del livello del nostro attaccamento e quindi dei nostri miglioramenti in questo senso.

Illuminare la via

Le parole hanno alcuni limiti e nel tentativo di esprimere concetti che vanno oltre la sfera del mentale, c’è il rischio da un lato di banalizzare, nel tentativo di fare chiarezza, dall’altro di risultare incomprensibili, nel tentativo di maggiore accuratezza.

Come si può spiegare cosa si prova nel sentire crescere una vita e dare alla luce un bambino se non lo si è vissuto in prima persona? Come si può descrivere la sensazione di andare in bicicletta per la prima volta senza rotelle? Con quali parole si può raccontare la sensazione che abbiamo provato a guardare per la prima volta le nuvole dall’alto sorvolandole in aeroplano?

Alcune esperienze possono soltanto essere vissute e prendono un senso soltanto in prima persona. Indicherò quindi solo i temi che più sono utili al percorso di guarigione dall’attaccamento, per facilitare a ognuno la propria unica strada di ricerca.

I pilastri dell’attaccamento

Pensiamo all’attaccamento come a un blocco di pietra, appoggiato sopra un tavolo molto alto. Non possiamo sollevare il blocco di pietra, non possiamo nemmeno arrivare a toccarlo. Possiamo però segare le gambe del tavolo, renderle prima più sottili e poi, una a una, abbatterle. Quando avremo intaccato i pilastri che reggono il tavolo, l’attaccamento non avrà più supporti e cadrà a terra. Possiamo quindi analizzare quali sono i pilastri che reggono questo tavolo e quali sono gli strumenti per affrontarli.

Pilastro 1 – Identificazione: Io sono

Ci sono vari stadi d’identificazione che l’essere umano può affrontare.
Si inizia dal proprio corpo, da cui deriva la frase: “Io sono quello che vedo”, posso toccare la mia carne, posso muovere i muscoli: quindi questo corpo sono io.

Proviamo anche delle emozioni, che quando sono forti si possono percepire fisicamente, il passo successivo è quindi pensare: “Io sono quello che provo”.

A questo livello di consapevolezza si ritorna in quei momenti quando per molto tempo non si provano più emozioni forti, senza le quali non ci sembra di esistere, ci sentiamo vuoti e privi di stimoli.

Se Io sono le emozioni che provo, quando non provo emozioni: io non sono.

Superare il “cogito ergo sum”

Superando questo stadio troviamo il mondo dei pensieri; la nostra mente ci racconta quello che vediamo, trova spiegazioni a quello che sentiamo, è uno strumento per raccontare a noi e agli altri la nostra vita e per elaborare piani e dare un senso a quello che ci riguarda.

Questa voce narrante diventa un sottofondo così costante che si arriva pensare di essere la propria mente: “Io sono quello che penso”.

Cartesio ha confuso le idee a molte generazioni con il suo “cogito ergo sum”, la realtà è esattamente il contrario: “sono, quindi penso”.

Chi pensa di essere la sua mente, i suoi pensieri, il suo chiacchiericcio interno è forse convinto di non essere più corpo ed emozioni? No, ogni stadio racchiude quello precedente, ma dire “io sono”, non è soltanto una descrizione della propria natura; identificarsi è dare lo scettro del comando a una delle nostre parti.

Quale mente comanda?

Così chi crede di essere quello che prova, darà maggior peso alle emozioni, le userà come bussola per le proprie decisioni e per stabilire le direzioni della propria vita. Non sono poche le persone che ricercano emozioni, prima di ogni altro valore, in quello che fanno e che valutano gli eventi in base a come li fanno sentire. Per molti è più importante divertirsi, appassionarsi, essere spontanei, piuttosto che pianificare.

Allo stesso modo chi si identifica con la propria mente è consapevole di avere un corpo materiale e di avere emozioni, la mente è messa al comando di tutto l’organismo, è lo strumento con cui si stabiliscono obbiettivi, con cui si valutano gli eventi ed è il motore, o meglio calcolatore, con cui si elaborano i dati di ogni giornata, passati e pronostici sul futuro.

Anche queste persone hanno emozioni e sentimenti (e non meno forti), che però sono relegate ad un livello inferiore (subordinato), come effetti gradevoli o sgradevoli, ma non come strumenti per operare e decidere. Possono essere effetti molto desiderati, ma restano emozioni e sentimenti e quindi prodotti del sistema di comando e non adeguati a dirigere l’azione o elaborare le informazioni interne ed esterne.

Guarire l’attaccamento per vivere l’amore richiede di superare questo livello d’identificazione incontrando sé stessi. Vedere la propria natura animica e sperimentare che esiste anche una coscienza più elevata, una nostra identità più completa e sottile, che è la vera espressione della nostra natura (vedi Pilastro 3).

Pilastro 2 – La natura è movimento: quello che non cresce, muore


Sul piano di realtà materiale tutto è in movimento. Ogni cosa cambia e lo stato di ogni essere vivente, situazione o rapporto è indirizzato verso la crescita oppure verso il deperimento. Quello che non cresce, muore. Questo vale per un fiore, come vale per ogni essere, ogni attività, ogni relazione. Non esiste alcuna forma di immobilità e osservando questa caratteristica della natura, si può gradualmente lasciare andare l’illusione che le persone restino così come sono o come immaginiamo che siano.

Niente può restare immoto, la natura si muove sempre, o verso la crescita o verso la morte. Possiamo abbandonare la fantasia che ogni situazione, evento, relazione, possa rimanere ferma nel tempo, identica a sé stessa. Questo è un passo inizialmente doloroso, perché se non esiste niente di stabile e fisso, non esiste nemmeno qualcosa a cui potersi appoggiare, con la sicurezza che non si sgretoli e scompaia.

Modificare il radicamento

Per superare questo senso si smarrimento, dobbiamo modificare il sistema sui cui si basa il radicamento. Bisogna iniziare a capovolgere l’albero. Se l’albero prima affondava le sue radici in un terreno che non può donarci le garanzie, rivolgendo le radici verso l’alto, queste potranno trovare nuove dimensioni dell’essere in cui radicarsi. Scoprendo la propria natura spirituale si troverà anche la connessione con ogni cosa, che è stata, è e sarà.

Le radici del nostro Albero potranno liberarsi dal terreno instabile ed effimero in cui avevano dondolato per tutta la vita e radicarsi verso l’alto, non attraverso credenze, concetti, ma sperimentando la propria natura di luce e radicandosi nella propria diretta esperienza dell’universo sottile, nel tutto, nell’uno. Nel tutto non c’è radice che possa vacillare, potrà radicarsi solidamente e permettere ai rami e foglie, che restano qui sul piano fisico, di venire scossi ma non più sradicati.

Pilastro 3 – Incontrare sé stessi: la fine del bisogno

Per incontrare sé stessi e guarire l’attaccamento per vivere l’amore è necessario spostare la propria coscienza in piani superiori a quello materiale e visibile. Questo spostamento di coscienza può accadere anche per caso, dopo un trauma, in sogno, al risveglio di prima mattina o dopo un evento molto inaspettato.

Se non volete aspettare che succeda per caso, dovrete iniziare a meditare, con la pratica sarete in grado di elevare la coscienza sempre più facilmente, fino al momento in cui incontrerete la vostra vera natura.
Durante la meditazione ci sono momenti bellissimi, ogni giorno che ci si dedica a meditare aumentano i momenti colmi di pace e significato, ma come si può capire se si è riusciti a incontrare sé stessi?

Come valutare i progressi nella meditazione

Quando questo momento di contatto accade è facilmente riconoscibile da cinque fattori:

  1. Il silenzio che si prova ha una densità nuova e mai provata, è un silenzio pieno, che nutre e rigenera;
  2. Non esiste nessuna memoria e percezione del dolore, come se fosse solo un concetto teorico, ma non avesse più un senso concreto;
  3. Tutto ciò che si contempla è perfetto, tutto quello che vediamo lo osserviamo senza giudizio, ogni cosa è nella forma, nel momento ciò che è giusto sia;
  4. Possiamo vedere il nostro passato e presente, dividendo chiaramente il fuori dal dentro. Distinguere quello che è stato l’influsso esterno dalla nostra natura, anche se con il tempo si è mescolata alla nostra storia fino a confondersi. Ora possiamo vedere esattamente il nostro colore originale e tutto quello che è successo per modificare il nostro essere esternamente.
  5. Vediamo noi stessi completamente, senza giudizio, accogliendo ogni cosa che siamo, che siamo stati, guardando il lungo percorso e accettandoci con amore compassionevole e benevolenza. Vedersi con amore e accettazione, in tutta la propria complessità, permette di accogliere la mente, il cuore, il corpo, lo spirito di ogni nostro momento. Consente di prenderci cura di ogni parte, per quanto piccola, della nostra esperienza terrena.

Intelligenza spirituale

Durante la meditazione, si inizierà a sviluppare ogni giorno la propria intelligenza spirituale, sarà grazie a questa che potrete riuscire ad incontrare e vedere voi stessi, questo incontro accadrà in un luogo più elevato della mente. Quando potrete vedere le cose da quella prospettiva, sarà impossibile continuare a dare alla mente razionale o ai sentimenti tutta l’importanza e il potere che avevano prima.

La mente potrà essere trattata come ottimo strumento per elaborare quanto riguarda il piano razionale, lo stesso varrà per i sentimenti e il piano emotivo. Ciascuno relativo al suo dominio dove il tutto è l’intelligenza spirituale. Allo stesso modo troveranno il loro posto i frutti della mente e del cuore: pensieri, convinzioni, emozioni, desideri, credenze, obiettivi.

Nessuna parte del corpo fisico è poco importante, tutto ha il suo senso nel suo moto coordinato e armonico, così mente, cuore e anima ed i loro prodotti sono elementi pieni di significato. Visti dall’esterno, nel loro insieme armonico, troveranno il loro posto adeguato e la giusta importanza, nel quadro generale.

Pilastro 4 – Vedere gli altri: liberarsi dal giudizio

Quando riusciamo a vedere noi stessi, con accettazione completa e amore, siamo pronti a vedere anche fuori da noi stessi e accogliere la natura dell’altro, con lo stesso amore e la stessa benevolenza. Le persone intorno a noi, agiscono in modo gradevole o sgradevole, ci fanno felici o ci fanno soffrire, si comportano come ci aspettiamo o disattendono le nostre aspettative.

Se lasciamo andare completamente il giudizio, possiamo semplicemente osservare come ognuno agisca in base a molti conflitti, in reazione a traumi del passato vicino e lontano, a sogni sul futuro che spesso non si comprendono del tutto. Ogni persona è un’anima che ha subito la violenza di un educazione che l’ha inserita in una gabbia di regole e aspettative, con annessi i regolamenti di cosa è giusto e si deve fare e cosa è sbagliato e va evitato. Ogni anima ha subito il lavaggio del cervello dalla società, subito dopo aver dimenticato la strada di casa.

Siamo una costellazione di contraddizioni

Ognuno ha attraversato la sua storia personale, diventando un intricato nodo di pulsioni, speranze, desideri, doveri attesi e disattesi, sensi di colpa, confusione e ricordi. Siamo tutti una costellazione di contraddizioni tra energie, bisogni, convinzioni e destinazioni in conflitto tra loro. Non sono in molti a riuscire a vedere sia il conflitto di queste forze interne, sia la coerenza di questo sistema organico, che in ogni istante cerca il modo per muoversi verso una destinazione migliore, tra quelle praticabili e aprire nuove vie per il domani.

Quando riusciamo a vedere l’altro possiamo smettere di soffrire per le sue azioni o parole e per le sue mancanze. Il gallo si sveglia e canta, il serpente minacciato morde, il piccione spaventato vola via. Ognuno segue la sua natura: se mi aspetto che un piccione canti alla mattina, la sofferenza è causata dalla mia idea che è lontana dalla vera natura di quella creatura. Il piccione si comporta come deve, ed è giusto così; se mi aspetto che si comporti in maniera differente, la sofferenza è qualcosa che ho fabbricato da solo e quindi ho la possibilità di liberarmene.

Pilastro 5 – Gli strati dell’essere: le emanazioni dell’anima

Quando si è capaci a vedere e accettare sé stessi si possono riuscire a vedere gli altri accettandoli: le loro azioni potranno ancora procurarci piacere o dispiacere, ma avremo gli strumenti per uscire dalla sofferenza. Con l’uscita dall’identificazione avremo raggiunto un punto di osservazione più vicino alla radice della nostra anima, se però qualcuno ci colpisce sul viso questo provoca dolore. Il suo corpo ha colpito il nostro corpo.

Nello stesso modo possono accadere insulti che feriscono il nostro ego, comportamenti che ci danneggiano oppure l’assenza di gesti che ci procurano piacere può creare una sensazione di disagio. Le differenti nature del nostro essere non cessano di esistere, nel momento in cui abbiamo portato la coscienza in piani più elevati.

Avere un punto di vista dall’alto però permette di comprendere nella giusta prospettiva quel piacere, dispiacere, quel desiderio o senso di bisogno che può provare uno dei nostri corpi energetici. Il desiderio di un certo tipo di cibo, l’attrazione verso una persona, verso un qualsiasi oggetto, sono cose che abbiamo imparato durante questa vita terrena. Se fossimo nati in un’altra nazione, con un altro corpo, avremmo desideri differenti.

Questo non rende più deboli i desideri, li rimette però nel giusto contesto, ovvero emanazioni del corpo emozionale, derivate in parte dall’apprendimento e in parte dalla biologia del corpo fisico.
Ogni pulsione, desiderio, urgenza, viene quindi ascoltata, come la voce di una parte specifica, con la consapevolezza di essere anche quella parte ma oltre quella parte.

Pilastro 6 – La separazione: superare la distanza

Sviluppando l’intelligenza spirituale, si riduce la distanza tra noi e gli altri, fino a provare, vedere, sentire che non esiste nessuna separazione a livello energetico. Siamo tutti interconnessi, gocce del mare, tutte unite.
A livello animico non c’è alcuno spazio che ci divide e nell’eterna trasformazione di ognuna di queste onde di frequenza, si muove la totalità dell’Uno.

Non esiste un modo razionale per assimilare questo concetto, si può soltanto vivere e per sperimentarlo basta accrescere l’intelligenza spirituale, giorno dopo giorno, attraverso il suo utilizzo. Basta usarla per farla maturare.

Pratiche comuni per utilizzare l’intelligenza spirituale sono la meditazione, le varie forme di preghiera e discipline bioenergetiche pratiche che fanno uso di energia ad alta frequenza, come il Reiki o il Qi Gong.

Distanza e perdita

La distanza è qualcosa che abbiamo sperimentato tutti, nel piano materiale, in cui per spostarci da un punto A a un punto B, ci serve un certo tempo, più lo spostamento è grande, più tempo sarà necessario.

La nostra realtà completa è però su più piani di esistenza. il corpo vive su quello materiale, dove per spostarsi deve seguire le leggi fisiche, i pensieri, le emozioni. L’intelligenza spirituale e la nostra anima vivono contemporaneamente su altri mondi, dove esistono altre leggi.
Nei piani animici, il concetto di spostamento non esiste: ogni cosa è in ogni luogo.

Quando potrete vivere questa connessione, non ci sarà più nessuna paura di perdere qualcosa o qualcuno, non abbiamo in realtà mai niente di nostro, ogni cosa è in prestito, seppure sia guadagnata onestamente. Non perdiamo mai nessuno, come non c’è modo di tenere qualcuno legato a noi e controllarlo, così non c’è modo per cui sparisca.

Strumenti utili a guarire l’attaccamento

Guarire l’attaccamento per vivere l’amore significa erodere i sei pilastri. Alcuni concetti li abbiamo già incontrati, come l’incontrare sé stessi e il praticare l’intelligenza spirituale tramite meditazione, preghiera e discipline energetiche ad alta frequenza.
Vediamo altri strumenti che possono aiutarci in questo cammino.

Strumento 1 – L’Io osservatore

L’Io osservatore è lo strumento più facile da ottenere e chi già pratica la meditazione in modo costante, se non è già riuscito a svilupparlo, troverà sicuramente semplice comprendere come riuscirci.

Quotidianamente, viviamo le situazioni in modo intenso, i pensieri e le emozioni ci avvolgono e filtrano il mondo esterno, che ci arriva colorato in modo differente a seconda del nostro stato interiore. Ognuno vive il mondo in prima persona, spettatore di un film con il quale interagisce costantemente. Lo sviluppo dell’Io osservatore permette di spostare l’inquadratura della vita che viviamo. Uscire dalla scena e guardarci mentre stiamo vivendo la nostra vita.

Non serve farlo per tutto il tempo, l’importante è imparare a farlo, sempre meglio, in modo che quando la situazione diventa troppo densa, con pensieri troppo annebbiati o pressanti, con emozioni sgradevoli o troppo forti, siamo in grado di attivare l’Io osservatore e uscire fuori dalla scena, guardarci dall’esterno, osservarci mentre i pensieri e le emozioni fanno il loro corso.

Semplicemente osservare

Non dobbiamo scacciare quei pensieri o combattere le emozioni, solo guardarle, contemplarle e basta. Nell’uscire dalla scena, stiamo spostando, anche se di poco, il punto di ancoraggio della nostra coscienza. Fino a che sei dentro i tuoi pensieri e dentro le tue emozioni non le puoi vedere bene. Bisogna spostarsi verso l’alto per riuscire, basta davvero molto poco.

Come puoi sapere se hai attivato l’Io osservatore o stai solo ragionando su quello che pensi e che senti in altro modo? Semplicemente guardando le tue reazioni, se mentre osservi i tuoi pensieri sei in uno stato di silenzio interiore, nonostante i pensieri siano caotici, sei riuscito a uscire dalla loro sfera d’influenza. Se osservando le tue emozioni il tuo animo è calmo, sei uscito abbastanza e osservi da fuori. La qualità del tuo silenzio interiore e la tua tranquillità, ti daranno il metro per capire se hai spostato la tua coscienza abbastanza o devi elevarla qualche centimetro di più.

Strumento 2 – Osserva l’attaccamento

Ogni oggetto: evento, persona, situazione, concetto, al quale siamo legati da attaccamento, genera sofferenza quando è assente. Più siamo attaccati, più soffriamo anche solo al pensiero di esserne privati, allontanati, perderlo. Per osservare l’attaccamento quindi è utilissimo praticare dei periodi di astinenza volontaria dall’oggetto in questione.

Rompere la dipendenza, anche se per poco, ci permette di osservare, grazie all’istanza dell’Io osservatore, le reazioni dei nostri corpi (fisico, emotivo, mentale).

Osservare cosa accade quando siamo lontani dall’oggetto, ci permette d’iniziare a conoscerci meglio, vedere cosa succede e come reagiscono le nostre energie. Essere, lontani dalla nostra dipendenza, anche se per poco, ci permette di comprendere quanto siamo dipendenti da quell’oggetto.

Non c’è scelta nella dipendenza

Spesso basta immaginare di perdere l’oggetto del nostro attaccamento per rendersene conto. Guarire l’attaccamento per vivere l’amore è impossibile se non ci liberiamo di quella dipendenza. Non potremo mai vivere in modo aperto, libero e pieno d’amore. Sarà sempre una schiavitù.

Non bisogna esagerare con i periodi di allontanamento dall’oggetto delle brame. La soluzione migliore è sempre quella graduale, perché lo scopo non è rompere il legame ma osservarlo.

Quando si riuscirà ad avere minor attaccamento, allora si potrà allungare il periodo di distacco, con uno scopo però molto differente. Quello di riconoscere e approfondire i propri bisogni e iniziare a farvi fronte in modo autonomo.

Ogni essere umano deve trovare le risorse per occuparsi del suo benessere fondamentale, in modo che ogni piacere esterno sia una scelta e non un obbligo. Ogni bisogno a cui riuscite a trovare risposta dentro i vostri mondi, è una risorsa che state liberando per il suo pieno e completo godimento in libertà.

Strumento 3 – Le religioni

Per guarire l’attaccamento per vivere l’amore, la religione può essere un buon punto di partenza. Adatto a chi è all’inizio del proprio percorso spirituale e la vede in un’ottica originale. In ogni epoca del mondo le culture hanno prodotto differenti religioni, queste avevano, tra i vari scopi, quello di collegare gli individui al mondo di energie superiori e infine al divino.

Vista in questa prospettiva, la religione è un primo, basico, supporto per imparare ad affrontare i temi legati all’evoluzione spirituale. Ogni religione esprime pratiche per usare la propria natura celeste e divieti per tenere a bada la propria natura pulsionale.

Si tratta quindi affrontare in ottica evolutiva, quelli che sono stati trattati come tomi indiscutibili e dogmatici. Provate a leggere testi provenienti da varie fonti di culto, senza focalizzarvi sul materiale razionale, sul tipo di storia e di concetti che vengono esposti, ma restando in apertura e in ascolto di quello che vi risuona nell’anima.

Leggere fra le righe

I testi sacri sono quasi tutti scritti con un po’ di “inchiostro celeste“. Quando troverete quello che fa al caso vostro, sentirete una risonanza interiore: è il segnale che quelle parole stanno parlando la giusta lingua che siete pronti ad ascoltare.

Questo vi permette di poter iniziare ad ascoltare con l’intelligenza spirituale e non più solo con la mente. Più mettete in pratica e usate l’intelligenza spirituale, più le vostre radici saranno forti e la vostra visione sarà ampia. L’intelligenza spirituale è un dono fondamentale per guarire l’attaccamento e vivere l’amore.

Con il tempo, riuscirete ad ascoltare la forza dell’universo in ogni testo sacro, o in ogni scritto che sia in connessione con la luce e non frutto solo dell’ego e della ragione. Sarà come cogliere un profumo nelle parole, per farlo iniziate da quello che vi è più in sintonia e più vicino, fosse anche un poeta o un pittore, c’è “inchiostro celeste” in molti angoli del mondo.

Strumento 6: pratica della presenza

La pratica della presenza è tornata alla moda negli ultimi tempi, ma le sue radici sono oltre le mode del momento. Praticare la presenza non è niente di più che ritornare presenti a se stessi, centrati e focalizzati in quello che si sta vivendo nel momento attuale. Potremmo dire che tornare al momento presente è una forma di centratura della mente.

Il modo più semplice per eseguire questa pratica è portare tutta l’attenzione sul quello che sta accadendo, sulle azioni che si stanno eseguendo o le scene che si stanno osservando. Quando la mente vaga altrove, semplicemente si riporta l’attenzione nel qui ed ora, continuando a focalizzarsi sull’adesso. Si tratta di un aiuto efficace per interrompere il ruminamento e guarire l’attaccamento per vivere l’amore.

Praticare, praticare, praticare.

Leggere molti libri sul potere dell’adesso, sulla pratica della presenza, sulle tecniche del risveglio spirituale è una cosa che può essere interessante e può essere d’aiuto. La verità però è che ogni testo non vi farà aumentare di un solo centimetro nel vostro cammino spirituale, invece di rimandare la pratica a quando avrete letto dieci libri, è meglio iniziare subito, trovare ogni trucco per ricordarvi di essere presenti, più volte durante il giorno, e praticare subito.

Ad esempio, potete mettere una sveglia ogni due ore che vi ricorda di spegnere il pilota automatico e tornare presenti nel qui ed ora. Potete decidere che ogni volta che vi arriva un sms, prima di leggerlo tornate presenti per venti secondi. Oppure prima di aprire una porta, ogni volta che andate in bagno, quando aprite il pacchetto di sigarette. Prima di agire, tornate presenti a voi stessi per almeno venti secondi.

Conoscete bene le vostre azioni automatiche, che potete smontare facilmente con esercizi di presenza. Consiglio però di essere sempre presenti prima di mangiare, vi gusterete molto di più i pasti.

Conclusioni

L’attaccamento affonda le sue radici in ognuno in modo diverso. Osservarsi in assenza di giudizio per comprendere dove e su quale oggetto c’è questo bisogno è fondamentale per guarire l’attaccamento e vivere l’amore.

Con il procedere del cammino spirituale avrete sempre più strumenti per guarire le aree dove quel bisogno si è insediato e ampliare la vostra visione del mondo, degli altri e soprattutto di voi stessi. Vedrete più cose e ciascuna vi attraverserà nel profondo. Arriverete a riconoscervi come parte del tutto e quindi ogni cosa e ogni persona, come parte di voi.

Pratica e consigli

La pratica è necessaria per lo sviluppo di una solida intelligenza spirituale, temi di questo tipo non possono certo essere riassunti o spiegati utilizzando le sole parole. Per questa ragione non mi sono dilungato su ogni tipo di pilastro che sostiene l’attaccamento, né su ogni strumento esistente per la loro distruzione.

Mi sono dedicato da un lato ai consigli pratici, utili anche per chi è agli inizi del percorso, lasciando che il resto venisse raccontato senza usare le parole, in modo che chi già può leggere tra le righe, da queste frasi potrà avere il suggerimento che gli necessita.

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