Perdono: come e perché ti libera energia

Prima di capire come e perché il perdono libera energia è necessario capire perché perdonare. Ci sono molti testi religiosi – e non –  che sottolineano l’importanza del perdono. Approfondiremo qui i benefici energetici del perdono e le conseguenze del portare rancore verso gli altri: più si comprende la dinamica del perdono, più sarà facile riuscire a perdonare.

I tipi di ferita

Si può perdonare solo quando c’è stato un evento che ha provocato una ferita: ad esempio, hai subito un torto che ti ha toccato in una parte intima e sensibile e ti ha fatto male, un attacco fisico, uno schiaffo, uno spintone. Magari hai ricevuto un attacco verbale, come insulti o accuse false, un gesto che ha tradito la tua fiducia, che ha violato le tue regole morali o qualche accordo, o ancora, un partner che ha altre relazioni, un socio che ha complottato contro di te. Hai subito perdite finanziarie o materiali, come un furto di denaro, un ladro ti ha preso un oggetto a te caro, o ancora peggio hai subito perdite di persone care.
Le ferite della nostra parte più intima possono essere così profonde da restare aperte per molti anni e, nei casi peggiori, non guarire mai completamente.

Il soggetto del perdono

Perdonare un evento è più difficile quando ci ha ferito profondamente e più siamo colpiti più tendiamo a difenderci verso la persona che ci ha fatto del male. Ma chi è questa persona?
Abbiamo subito un torto che ci ha ferito. Se sappiamo chi è il colpevole, sarà lui il destinatario del nostro risentimento o rancore, colui il quale ci ha causato questo male ingiusto. Più la persona ci è vicino ed è importante, più è difficile perdonare. Perché abbiamo sofferto molto, perché non ce lo aspettavamo e perché chi è vicino può di nuovo farci del male e in quel momento ci sembra che il risentimento ci possa difendere, creare uno scudo per nuove ferite.

Se siamo stati noi a farci del male, la questione si complica un pochino: perdonare se stessi è molto più difficile. Non tutti siamo uguali : i perfezionisti sono di solito più esigenti con sé stessi che con gli altri, i narcisisti si perdoneranno quasi all’istante, in linea generale vale il principio che più conosciamo noi stessi e più sarà semplice perdonarsi.

Se la colpa non è di qualcun altro e non è colpa nostra, chi è il colpevole? Dove dirigiamo il nostro rancore? Se hai subito un male ingiusto, allora o è sfortuna, oppure è colpa del cosmo, dell’universo, di Dio. Le cose non sono andate come secondo te dovevano andare, è successo qualcosa di brutto che non ti meritavi, che non è giusto, quindi te la prendi con il padrone di casa. Qualcuno deve sempre essere il destinatario del rancore per dirigere la sofferenza, spesso non c’è un solo colpevole, a volte la colpa è condivisa tra vari complici.

Energie nel perdono

Quindi abbiamo un evento, abbiamo un colpevole e tra questi due elementi scorre dell’energia sottile.
Un cordone, un cavo, un tubo che collega chi è stato ferito con chi lo ha ferito. “Lega” è la parola corretta, perché fino a che proverai rancore o risentimento verso questo colpevole, sarai legato a questa persona.
Il risentimento, il rancore, sono energia sottile, di bassa frequenza vibrazionale, che emetti costantemente. Questa energia non ti fa bene, in molti modi che approfondiremo, ma la prima cosa che bisogna comprendere è che il perdono ti libera dalla connessione tossica che hai verso il colpevole.

Se vuoi prendere le distanze da chi ti ha ferito, liberarti di lui, allontanarti il più possibile e non avere più niente a che fare con questa persona, in modo da evitare che possa nuovamente ferirti, la cosa più efficace è proprio perdonare.
Puoi scegliere di non liberarti della persona che ti ha ferito, di dare un’altra possibilità al vostro rapporto. Per farlo è necessario guarire la propria ferita, senza aspettare che lo faccia l’altro, e poi liberarsi di ogni forma di rabbia o di rancore, verso l’altro e verso sé stessi. Continuare un rapporto che ti ha ferito, senza guarire e perdonare è come correre una maratona con un chiodo in una scarpa. La corsa era già sfidante quando eri in piena forma: quanto pensi di andare lontano con la stanchezza dei chilometri che hai già fatto e un chiodo che ti tiene aperta la ferita in un piede?

Perdonare interrompe la connessione con chi ci ha ferito


Attenzione: perdonare non è giustificare. Perdonare non è nemmeno comprendere perché ha compiuto quel gesto. Non è ammettere che quello che è successo è giusto. Perdonare è semplicemente interrompere la connessione energetica tra le parti, smettere di emettere emozioni come rancore, risentimento, odio, non occupare più la mente con fantasie di vendetta, pensieri accusatori, insulti e smettere di praticare azioni che hanno lo scopo di danneggiare il colpevole della ferita che abbiamo subito.

La tua energia tiene attiva e viva questa connessione: se tra di voi c’è stato un rapporto fisico o siete in grande intimità relazionale o familiare, questa connessione può rimanere attiva per oltre sette anni. Se viene alimentata dalle vostre energie, può restare attiva a tempo indeterminato, superando anche i limiti temporali di questa incarnazione terrena. Se qualcuno ti ha ferito profondamente è bene liberarsene quanto prima ed evitare di portarselo dietro nel karma di vite successive. Il perdono libera la tua energia

Il risentimento verso qualcuno lo nutre energeticamente

Rabbia, risentimento, rancore e tutti i loro derivati inquinano la tua aura con frequenze a bassa vibrazione che causano molti danni. A te, alla tua vita, ai tuoi progetti. Sono molto rari i casi in cui energia di questo tipo provoca danni a chi ha causato la ferita, più di frequente sono invece energie che nutrono il destinatario.

La densità delle energie più pesanti richiede un grande dispendio per arrivare al destinatario (se fisicamente lontano), in momenti di picco emotivo può passare qualcosa, ma se non si praticano esercizi specifici non si è in grado di fare danni a distanza.
Caso diverso se la persona è dentro il proprio campo energetico emozionale (3 metri circa), in quel caso oltre ad intossicare chi prova quelle frequenze, si intossica anche il destinatario.


La parte mentale invece procede più facilmente, soprattutto quella legata all’attenzione che stai dando. Quel tipo di energia però non ha polarità, e la parte che gli arriva lo nutre invece che danneggiarlo. Lo stesso fenomeno capita verso cantanti, attori e personaggi famosi: le energie che vengono emesse dai fans gli arrivano in forma di energia mentale attentiva, anche nei casi in cui l’emozione che ha generato l’attenzione non fosse di frequenza vibrazionale elevata.

Quindi il perdono libera la tua energia dagli effetti inquinanti delle tue stesse emozioni e pensieri.
Diceva Nelson Mandela: “Il risentimento è come bere veleno e sperare che uccida i tuoi nemici”.

Rabbia e risentimento ci consumano

Le ragioni per perdonar non sono ancora finite. Analizziamo le perdite energetiche quando evitiamo il perdono: provare rabbia, risentimento, rancore non è gratis. Servono infatti molte energie per alimentare questa costante fiaccola.

Come si diventa ricchi? Con attività che generano passive income e portano entrate continue su cui non devi lavorare.

Come si diventa poveri? Con spese fisse che non generano ricchezza o investimenti.

Come si resta in forma? Con attività che bruciano più calorie di quante si ingeriscono.

Come si ingrassa? Ingerendo più calorie di quelle che si bruciano.

Come possiamo avere abbastanza energie per il nostro benessere? Bruciando meno energie di quelle che generiamo. Non è più difficile di così.
Se il tuo organismo brucia ogni giorno il 20% delle sue energie in rabbia, rancore, risentimento, pensieri negativi, fantasie di vendetta etc. avrai un fardello che ti toglie ogni giorno una porzione del tuo fabbisogno energetico. In cambio, però, genera tossine e detriti emozionali e mentali di cui doverti liberare.
Bell’affare!

Leggi universali di attrazione

Ma non finisce qui, perché bisogna considerare le conseguenze delle leggi universali.

La legge di attrazione o risonanza, racconta che la nostra frequenza basale (quella media, che esprimiamo in continuità) crea la nostra realtà. Lo fa in due modi: il primo è quello di attrarre eventi in sintonia con quella frequenza; il secondo è quello di creare eventi che concordino (non vadano in contraddizione) con quella frequenza.
Nel primo caso agisce un pattern universale, nel secondo c’è anche un pizzico di attenzione selettiva e una spolverata di profezia che si auto-avvera e dissonanza cognitiva.
Quando parlo di leggi universali, non sto certo citando “the secret” ma il lavoro originale di Ermete Trismegisto. Su questo tema sarà necessario fare approfondimenti che ora porterebbero troppo fuori tema. Dirò solo che per semplificare un concetto complesso ne è stato fatto un fumetto.

Potrebbe ora chiudersi questa trattazione, invece no. Se sei già risvegliato, non paghi solo questi dazi energetici, c’è la tassa illuminazione, al netto dell’IVA. Perché se nonostante il risveglio e la disidentificazione, ancora perdi le tue energie in quelle basse frequenze, l’universo ti riserva un trattamento speciale. Non potrei contraddire il cosmo nemmeno se volessi, ma qui vedo chiaramente il senso. Se hai saltato il fosso, non puoi più essere trattato come se fossi allo stato semi cosciente dell’uomo animale. Ora che hai sbirciato dalla serratura, ci si aspetta che tu ti comporti diversamente. Non lo fai? Nessun problema. Però la multa per eccesso di moralità sarà più salata. Come accade?

Difesa spirituale per le nostre vulnerabilità

Quasi tutte le trattazioni di spiritual warfare raccontano chiaramente che l’essere umano ha delle porte di accesso, delle vulnerabilità. Pensiamo ad un castello, con un muro di cinta maestoso, e 12 portoni lungo il suo perimetro. Quando il nemico vuole accedere cosa farà? Un primo giro lungo il muro di cinta è d’obbligo per vedere se ci sono crepe nelle difese. Nessuna crepa. Passerà allora in rassegna i 12 portoni. Ogni portone è chiuso. Ponte levatoio sollevato, legno massiccio. Chiusura sigillata.
Il nemico in questo caso ha due possibilità: primo, cambia bersaglio; secondo, crea una rottura su uno dei portoni in modo da accedere. La nostra natura umana ha sempre qualche debolezza, si può sempre facilmente creare un po’ di scompiglio su uno dei 12. Uno qualsiasi? No. Ognuno ha il suo lato debole.
Se le forze nemiche devono proprio sfondare, un modo per fare tentennare le difese lo trovano. Se la tua porta del rancore-risentimento viene sfondata non stai solo perdendo energie sottili, stai anche aprendo una breccia alle forze esterne, che potranno infiltrarsi da quella ferita ed avvelenare il tuo cuore e i tuoi pensieri.
Questo potrebbe capitare anche a chi non si è risvegliato, in quei casi però ci sono più difese esterne.
Il Signore non ti da più di quello che puoi sostenere, se puoi sostenerlo però, allora te la puoi sbrigare da solo. L’universo non gradisce pigrizia, e puoi avere ogni cosa se te la guadagni. Gratis non esiste, esiste la Grazia, che è un altro tema troppo complesso da esplorare in questa sede.

Il rancora attira entità energetiche negative


Arriviamo all’ultimo pezzo del puzzle; se ti ostini nel rancore e nel risentimento stai emettendo, in modo abbastanza costante, una frequenza energetica a basso livello vibrazionale. Questo già lo abbiamo detto: consumi energia, attrai cose di frequenze simili, etc etc.
Attrai anche entità energetiche parassitarie, che si nutrono di quel range frequenziale. È come tagliarsi col rasoio e poi andare a fare il bagno in mezzo agli squali. Se gli squali non ci sono, arrivano. Stai buttando energie di bassa frequenza, che sono l’unico cibo di entità energetiche come gusci, larve e varie altre bestioline energetiche con più o meno coscienza e intelligenza. Che pericolo c’è? Al massimo si prendono l’energia che stai già buttando via al vento. In realtà questo genere di parassiti energetici alimenta la ferita, in modo da garantirsi l’approvvigionamento di energia per più tempo possibile. Se tu potessi vedere cosa succede quando ti si attaccano alle ferite emozionali e ti succhiano la vita dal corpo, prenderesti questi temi con più serietà.

Un caro amico, scettico su ogni cosa ma curioso sul tema, mi ha chiesto una diagnosi. Aveva due larve astrali e una forma-pensiero che lo intossicavano da mesi, privandolo sia del sonno che della sua allegria (già messa alla prova da altre vicende). Ha ascoltato tutta la diagnosi molto interessato, senza poi preoccuparsi nemmeno di liberarsi da queste entità. Ho lasciato che così fosse, senza insistere. Puoi fare il bagno nel fiume e tenerti le sanguisughe e le zecche attaccate per mesi. Ognuno ha il suo percorso, nessuno è investito del titolo per imporre le sue scelte e il suo cammino agli altri.

Con questo abbiamo analizzato tutti i pericoli di mantenere odio, rancore, risentimento, rabbia. Possiamo adesso arrivare a come riuscire a perdonare.
Hai deciso che vuoi perdonare, vorresti, ma non ci riesci. Come puoi riuscire a perdonare se non ce la fai? Mi piacerebbe avere una risposta facile. Sinceramente, se fosse facile, ci sarebbe il bisogno di parlarne? Lo avresti già fatto da solo.
Quindi iniziamo dal punto base: perdonare è un’impresa titanica. Il premio in palio è grandissimo, la sfida per raggiungerlo è ancora più grande.

Un’esperienza personale di perdono

Ti racconto una storia: se sei arrivato fino a qui, in qualche modo te la meriti.
Ho vissuto una vita normale. Prima del risveglio, come tutti i ragazzi, ero in balia delle emozioni, dei  sentimenti e delle passioni. All’età di circa 19 anni, mi sono trasferito in un’altra città, prima di partire per il servizio militare. Avevo vinto un concorso nazionale di poesia e ho pensato con quei soldi di prendermi un anno sabbatico. Nella nuova città incontro nuovi amici, uno tra questi era più brillante degli altri. Leghiamo subito, come fratelli. Passa quasi un anno e ritorno a casa e, dopo il servizio militare, viene anche lui nella mia città per studiare.

Continuiamo a frequentarci, con la mia compagnia del tempo, in cui lo inserisco. Ad una festa conosco una ragazza che mi piaceva e tempo dopo scopro che piaceva anche a lui. Con quella ragazza inizia una relazione. Usciamo ogni tanto anche con tutti gli altri, lui compreso.

Dopo un periodo di qualche mese, ad una festa a casa, entro in stanza da letto e vedo il mio amico e la mia ragazza del tempo in atteggiamenti poco chiari. Lo prendo da parte e cerco di comprendere i fatti, e comprendo in pochi minuti che da tempo avevano iniziato un flirt, e che tutti i miei conoscenti erano al corrente della situazione.

Il tradimento della fiducia, del rapporto che io avevo con lui, era molto più grave di quello, nato da poco, che avevo con quella ragazza. Da lei, che conoscevo poco, me lo sarei potuto aspettare. Lui era come un fratello, credevo in lui e pensavo che non mi avrebbe mai fatto del male in modo consapevole. Uniamo a questo il fatto che tutti i miei amici erano a conoscenza del fatto che loro avevano una tresca, e che nessuno ha avuto il buonsenso (o coraggio) di dirmi niente. In quel momento ho realizzato tutto quanto insieme.
Non farò adesso il gioco delle tre carte. Per alcuni giorni ho perso il lume della ragione. Ero pervaso da una rabbia costante che non mi abbandonava nemmeno durante i sogni notturni, la potevo sentire nella mente, nel cuore, nel corpo, come una cosa viva che mi bruciava dentro senza lasciarmi mai.

Dopo alcuni giorni è successo un fatto che mi ha colpito. Una sera, nel piazzale dove stavo andando a prendere l’auto, incontro una madre con il suo bimbo. Ero perso nei miei pensieri come sempre, e non li noto nemmeno. A mezzo metro da me, il bimbo dice: “mamma guarda, la luna!”. Alzo gli occhi e rimango inchiodato. Cielo limpido, blu di quel blu scuro stupendo. Luna che sembrava il buco di una serratura tonda, dietro a cui viene nascosto un mondo di luce.
Non saprei dire per quanti secondi sono restato imbambolato col naso in su. Ma quella luna, quella sera, mi ha rimesso coi piedi per terra.

Ho capito che il caro buon amico mi aveva fatto una grande cortesia. In una botta sola aveva rivelato la sua natura, quella della ragazza, quella di tutti gli amici che frequentavo. Aveva gestito una perfetta operazione investigativa per svelare un’organizzazione a delinquere.
Quella stessa sera, ho provato gratitudine. Per aver visto la verità. Su di lui, su di lei, su di loro, su di me. Ho provato gratitutine per aver perdonato e librato la mia energia.
Lui era lui, non poteva resistere a lei, lei idem, i miei amici erano quello che erano, persone con una morale differente dalla mia, per loro era giusto così. Ed io? Io ero un sognatore, che dava crediti alla gente perché voleva vedere il buono ed il bello in ognuno: che va bene, se si vede quello che c’è e dove c’è.

Ho accettato che ognuno di loro era quello che era. Ho visto che il serpente sibila e morde;
che il cane abbaia e morde; il tuono romba, il lampo folgora; la pioggia bagna, il sole asciuga.

Vai allo zoo, scendi nella gabbia della tigre, e vieni sbranato. La colpa di chi è?
Vai nella vasca di squali coperto di tagli, vieni sbranato, la colpa di chi è?
Se lo sai, se conosci la tigre e lo squalo e scendi lo stesso la colpa è tua.
Se non lo sai, devi solo imparare meglio, non c’è colpa. Siamo qua per imparare.
Di certo non è colpa della tigre o dello squalo.
Ma se anche fosse colpa loro. Cosa ti cambia?

Abbiamo delle idee sulla realtà, a volte ci sbagliamo, quando accade è la nostra occasione per imparare.
Ognuno ha le sue debolezze, le sue virtù. Tutti facciamo solo quello che possiamo fare. Accettare quello che siamo e che sono gli altri non vuole certo dire che non potremo mai fare di più. Solo che adesso, per ora, è così. Se non ci piace quello che siamo, possiamo migliorarci. Sugli altri non c’è controllo, mai.

Come perdonare


Se vuoi riuscire a perdonare gli altri e te stesso, devi fare alcuni passi fondamentali:

  • Lascia stare il giudizio su quello che è giusto e sbagliato: accadono cose che non possiamo e non dobbiamo valutare in termini di giusto e sbagliato. Esse accadono e possono accadere, è un fatto di realtà e bisogna farci i conti. Esiste gente che si comporta bene e vive in mezzo alle difficoltà, gente che fa le cose peggiori e rimane impunita, gente che merita ogni cosa non riesce, e gente incapace viene osannata dai media e vive nell’agio.
    Scollegati dal giusto e sbagliato: fai i conti con quello che accade e accetta il fatto che non hai tutti i dati e le informazioni per poter giudicare cosa è giusto e cos’è sbagliato.
    Questa umiltà è molto difficile da raggiungere quando ci sono tragedie importanti che sconvolgono gli equilibri, ma senza questo non si procede.
  • Qualsiasi cosa tu abbia subito – torto, perdita, tradimento, sofferenza, danno, lesioni etc. –  smetti di dirtinon è giusto”, “non è colpa mia”: a quel concetto segue un’altra credenza limitante, del tipo “non è colpa mia, ma è sua, quindi deve riparare lui i danni”. Non è colpa mia se lui mi ha aggredito, se vuole farsi perdonare dovrà trovare lui il modo. Non è colpa mia se sono stato investito da un autobus, adesso dovrà pensarci lo stato a farmi guarire. Se sono nato povero non è certo colpa mia; adesso dovrà pensarci Dio a farmi vincere qualche lotteria per farmi diventare ricco.
  • Ragionare in questo modo è una condanna: una condanna che tu fai a te stesso. Non è colpa tua ma lasciare il compito di guarire ad altri ti mette in una posizione passiva e ricoprire il ruolo della vittima non ti è di nessun aiuto.
    Nonostante i danni li abbia subiti senza colpa, è tua responsabilità guarire, tua possibilità guarire, tuo dovere guarire.
    Una delle leggi universali non scritte è che “Se puoi farlo, devi farlo”.
    Devi prendere in carico la responsabilità di guarire le tue ferite. Puoi iniziare un cammino per guarire da quello che hai subito. Se cominci almeno a provare, vedrai che gli aiuti, laddove non ce la fai da solo, arriveranno.
    Aiutati, che Dio ti aiuta. Se fai tutto il possibile, gli aiuti arrivano sempre. Sempre.
  • Per perdonare, devi guarire la ferita che hai subito: anche se la ferita te l’hanno inflitta altre persone, guariscila tu, fallo con attenzione e con impegno. Non aspettare che altri ti guariscano.
  • Perdonare spesso è chiudere il rapporto, perché ci siamo resi conto che siamo diversi,
    che il cammino non è compatibile, che pensavo di te qualcosa che era solo una mia immaginazione; mi immaginavo che tu fossi una certa persona e invece sei qualcosa che non mi fa bene Va bene così, sei una persona perfetta in ogni caso, ma non perfetta per me, non adesso.
  • Se vuoi continuare il rapporto con chi ti ha ferito, devi guarire la tua ferita in modo perfetto e rimuovere ogni traccia di rabbia, rancore o risentimento. Questo comporta spesso una crescita spirituale di qualche gradino e migliore comprensione della realtà, di se stessi e dell’altro.

Conclusioni

Perdonare è una sfida impossibile, se non si comprende la propria ferita, se non si accetta la realtà dei fatti. Subire dei torti profondi ci porta in posti oscuri della nostra natura, dove è più semplice odiare, rimuginare all’infinito nel risentimento, piuttosto che accettare che ogni essere umano ha i suoi limiti, le sue imperfezioni, che nessuno ci deve niente e che siamo sempre noi i responsabili del nostro benessere e della nostra felicità. Cadere è normale, sia per noi, che per gli altri. Perdonare non è giustificare, non è cancellare quello che è stato, non torna tutto come prima. Si impara, si comprende meglio, si procede, tutto sarà meglio di prima, più vero, più reale. Sono solo le illusioni e le proiezioni psicologiche che si perdono per strada.
Non si può perdonare fino a che non si riesce a guarire la ferita subita, non si può perdonare quelle ferite che non riusciamo a guarire. Come guarire le ferite dell’anima è un tema che sicuramente andrà approfondito.

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